Benedetta Salvi

Assenze e presenze

Mino Di Vita è più che un semplice fotografo, usa la sua macchina fotografica con un’apparente obiettività fittizia. Crea un’immagine illusoria di uno scaccia tempo Benjaminiano, si trattiene per esplodere in un secondo momento con tutta la sua forza, rivelando un progetto nascosto e curioso. L’interpretazione degli avvenimenti della vita sociale, in questo artista, vanno oltre all’immaginario comune. Attraverso lo studio velato e rispettoso dell’intimità individuale riesce a raccontare la vita degli essere umani, arriva a cullarne sogni, ed evidenziarne le speranze. Va oltre a quel dividendo di una fotografia artistica e una fotografia documentaria. Unisce atomo per atomo, cellula per cellula i pensieri, i sentimenti e i racconti di vita. L’assenza presenza umana è visibile solo in un secondo tempo, bisogna osservare con cordialità le immagini che ci stanno di fronte. Solo allora, in quell’attimo di rapimento confuso ci accorgiamo che le forme, i colori, i segni ci stanno parlando molto più di quello che pensavamo. I nostri occhi sono come appoggiati ad un buco della serratura, osservano un qualcosa di statico che tuttavia si sottrae per andare a rintanarsi in quel mondo fuggevole della verità. I gravi casi di amnesia di una società frenetica, abituata a tali figurazioni è costretta a ritrovarsi, come in uno specchio, nelle fotografie incantevoli ma allo stesso tempo indagatrici di un miasma edipico.