Mino Di Vita

A new skyline

Milan, since time immemorial the economic capital of Italy, certainly couldn’t be indifferent to the idea of being part of the inner circle of European and global metropolises. In order to support this vocation, surprising works have been realisedin the last few years, signed by architects of international fame, who have forever been at the centre of a lively debate that puts forward approvals and rejections to the development of vertical architecture, in contrastto a history of the horizontal city. As a matter of fact, since the fifties there have already been attempts to show the rest of Europe that Milan could also be proud of its towers, with projects such as Velasca Tower, Galfa Tower and the Pirelli skyscraper that along with other famous buildings have, in time, made history. Extraordinary works that skilfully mix with buildings, domes and bell towers, together forming a network of reference points that guides the gaze when one admires the panorama of the city from on high. All of this that has been added in recent years is the best that hyper-architecture can offer, realising with success the spectacularization process of the city’s appearance, in order to offer the public a new skyline decidedly more suitable for the role of global metropolis. It is really this moment of epochal transition that isthe subject of this book. A certain attempt at bearing witness to a usual urban landscape, at the moment in which it frantically transforms into a spectacular daily dimension, in the name of urban neo-renaissance. In order to do it I chose an exclusive viewpoint: that offered by the top floors of five-star hotels to the businessman and lucky tourist. A Milan by night that left its daily hustle and bustleis surrounded by a surreal atmosphere that envelops the cityentirely. [italian] [japanese]

Guardare, vedere.

Milano, nell’immaginario collettivo, è rappresentata da numerosi simboli che ormai la identificano universalmente: il Duomo, la Scala, il Castello Sforzesco sono solo alcune delle mete che ogni giorno migliaia di turisti visitano. Esiste, però, una Milano molto particolare, anzi unica: quella che ogni Milanese può vedere dalla finestra della propria abitazione. Paesaggi che condizionano gli umori, sprigionano fantasie, ricordano eventi o semplicemente catturano l’attenzione per un qualcosa che si sta svolgendo, ma soprattutto rappresentano la Milano che si dovrebbe conoscere nei minimi dettagli, perché ogni giorno inconsciamente viene monitorata. Non a caso nel titolo del progetto sono state usate le parole, in apparenza simili, guardo e vedo. Guardare, infatti, non presuppone che si riesca anche a vedere e con ogni probabilità è esattamente quello che ogni giorno accade ad ognuno di noi quando indirizza lo sguardo oltre la finestra: semplicemente guarda. Scopo di questo progetto è quello di indicare allo spettatore un percorso ideale che, dal guardare iniziale, lo porti fino al traguardo del vedere tutto quello che è visibile dalla propria finestra, attraverso l’invito a soffermare lo sguardo e trascrivere le proprie sensazioni. Un work in progress ambizioso volto a conoscere ciò che gli abitanti percepiscono della propria città, condiviso con quanti hanno aderito e quanti vorranno aderire.

Tokyo double sided

Trovo sia oltremodo affascinante osservare e capire le tante contraddizioni che vive la realtà Tokyota: tecnologia futuristica e modi di vivere occidentali convivono con tradizioni e costumi antichissimi. Così, accanto all’espressione più evidente del consumismo e dell’ostentazione urbanistica, nascosti e incastonati tra palazzi moderni, ancora si possono scoprire vecchi edifici costruiti 150 anni fa e sopravvissuti intatti a terremoti e incendi.

Clothes hanging on wires

L’essere umano stabilisce connessioni con tutto ciò che lo circonda. Così attraverso le diversità gli altri conoscono noi stessi. Ci sono, però, elementi che difficilmente cogliamo, ma che parlano intensamente di noi: gli indumenti. Abiti che abitiamo con il nostro corpo, con i quali ci relazioniamo con il mondo esterno. Non è immediato da pensare, ma in realtà i nostri vestiti si confrontano con il mondo esterno ancor prima di noi e lo fanno in un modo molto particolare. L’artista lo ha scoperto e, con delicatezza, decide di raccontare la sua esperienza senza invadere l’intimità dell’individuo: vestiti appesi ai fili (Clothes hanging on wires), una parte di vita quotidiana diventa una narrazione appesa a un filo, nel vero senso della parola. È concesso inventare una storia su queste immagini solo nelle nostre menti, una favola segreta così come i volti delle persone assenti, ma presenti. [japanese]